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Seta, al pari di  tutti gli altri libri di Alessandro Baricco, sembra di poco conto, poche pagine, frasi corte e smozzicate e si arriva subito alla fine. Niente di più sbagliato!

Baricco passa dall’Olanda al Giappone in poche pagine, e riesce a trasmettere tutta la fatica del viaggio con poche e selezionate frasi. Il protagonista è Hervè: <era d’altronde uno di quegli uomini che amano assistere alla propria vita, ritenendo impropria qualsiasi ambizione a viverla>, è un  giovane cadetto dell’esercito che diventa un commerciante di bachi da seta su proposta di Baldabiou. A causa di una malattia che affligge i bachi da seta provenienti dal medio oriente Hervè sarà spinto da Baldabiou ad arrivare fino in Giappone a cercare bachi sani da comprare. Qui incontra  Hara Kei, il capo villaggio che da l’impressione che al suo passaggio il tempo si fermi e che tutto il villaggio viva in rapporto a lui. Hara Kei ha un’amante una donna dagli occhi non orientali e con il viso di una bambina, sarà lei a far vivere Hervè. Il ricordo di lei lo perseguiterà giorno e notte facendolo vivere diviso tra i doveri coniugali e l’amore per la moglie devota e il desiderio passionale per la sconosciuta con cui si è scambiato solo fugaci e magnetici sguardi:   <È uno strano dolore… Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai.>. Nonostante tutti siano contrari a mandarlo di nuovo in Giappone a causa della guerra imminente Hervè decide di partire, complice un biglietto scritto dalla giovane che lo invita a tornare a trovarla. La spettatrice silenziosa di questo intrigo  è la moglie che nel finale rivelerà la sua vera forza, quella propria della donna innamorata.

è la vita di un uomo che si lascia vivere, ma alla fine è costretto a vivere dalle circostanze.

è la vita di un uomo che è rimasto affascinato dalla seta che avvolge la donna giapponese e non vede la bellezza e la forza della moglie.

è la vita di un uomo che quando si trova solo capisce ciò che veramente conta.

è la vita di un uomo che ha ricevuto un amore così grande da non averlo compreso.

Un libro leggero, scritto in modo semplice che scorre come seta tra le dita. La scena più toccante è la liberazione degli uccelli tenuti in una voliera , gli uccelli riempono il cielo di urla, schiamazzi e mille colori e suoni. Essi sono il simbolo della libertà negata cui è concesso un piccolo attimo di felicità, ma che tornando nella voliera saranno di nuovo rinchiusi perchè è difficile lottare per la propria libertà essendo cresciuti sempre in gabbia.

<Hervè Joncour teneva fissi gli occhi su quei disegni –tu la riempi di uccelli, più che puoi, poi un giorno che ti succede qualcosa di felice la spalanchi, e li guardi volare via>

<Torneranno. È sempre difficile resistere alla tentazione di tornare.>

In un periodo di incertezze come questo leggerlo fa ripensare alle priorità della vita, induce a riflettere sull’amore e sull’effetto che ha sugli uomini, inoltre svela la forza e l’intensità dei sentimenti delle donne e la fragilità dell’uomo.

<Noi non ci vedremo più, quel che era per noi l’abbiamo fatto, e voi lo sapete. Credetemi: l’abbiamo fatto per sempre. Serbate la vostra vita al riparo da me. E non esitate un attimo, se sarà utile per la vostra felicità, a dimenticare questa donna che ora vi dice, senza rimpianto, addio.>

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