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E. studentessa universitaria e blogger “Lapis”.

Ricordi quando hai cominciato ad appassionarti alla lettura? il primo libro letto?

<Da che ricordo, ho letto sin da piccola. In mente ho indelebile il ricordo di un libretto su una specie di uomo aquilone che ho letto in prima o seconda elementare. Mi è piaciuto così tanto che lo lessi in pochissimo tempo, e poi continuai a rileggerlo per le due settimane successive. Lessi anche molto altro, preso a prestito dalla biblioteca della scuola, e poi cominciai anche ad acquistare romanzi per mio diletto soprattutto de Il battello a vapore e di Salani, nonché dei classici per ragazzi come Zanna Bianca, Papà Gambalunga, Il mago di Oz. Sono stata fortunata perché, pur non avendo una libreria nella mia città, c’era un reparto di libri di tutto rispetto nel mio supermercato, e quindi quando potevo ne approfittavo. Sono diventata una lettrice compulsiva da più di 100 libri all’anno alle superiori. Lessi alcuni classici e mi innamorai perdutamente della lettura, in maniera irreversibile.

Hai continuato a leggere in maniera così accanita?

Tuttora sono affetta da libridine acuta, e leggere è ormai un bisogno fisiologico. Almeno un paio di pagine al giorno se va male. Nei periodi molto intensi non rinuncio comunque alla lettura, piuttosto preferisco scegliere qualche romanzo leggero prima di addormentarmi.

Hai un genere preferito? 

Non ho un genere preferito, sono una lettrice onnivora che ama leggere di tutto. Oltre alla narrativa, sono un’avida lettrice di saggi di diverso argomento. Sono una persona molto curiosa per natura, e quindi non posso esimermi dall’approfondire tematiche di vario genere a seconda dell’opportunità. Dirò una banalità, però sono molto affezionata a Orgoglio e Pregiudizio per motivi sentimentali. In generale però apprezzo autori e generi diversi, anche a seconda del periodo.

un pensiero riguardo la lettura in generale.

A causa della mia età anagrafica sono ancora un’inguaribile ottimista. Penso che la lettura possa anche cambiare la vita. La mia lo è, cambiata intendo. Credo che la lettura abbia un’anima prismatica: può essere molte cose differenti, in tempi diversi o contemporaneamente. Si può leggere per diletto, per istruirsi, per venire a contatto con altri pensieri etc. Il potere però è del lettore, la scelta è sua. Si può insegnare a leggere, ma non si può insegnare il piacere della lettura. Quello bisogna solo mostrarlo, far capire alle persone che leggere non è noioso, non è una perdita di tempo, non è un sottrarre il tempo alla vita ma è vita stessa. Leggere aiuta a crescere, a formare il pensiero e ampliarlo, a mettere in discussione il reale, a essere indipendenti, a essere critici e non passivi. Leggere è l’attività delle persone curiose e di quelle che non riescono ad accontentarsi di una vita sola, che vogliono sperimentare avventure e storie altrimenti precluse. Di una cosa sono convinta: un libro dev’essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi, parafrasando Kafka.

Da ciò che dici si intravede una passione per la filosofia, ti è mai capitato di intravedere una netta impronta filosofica in un testo?

ingenerale mi piace coniugare interessi diversi, e quindi nei miei scritti si possono incontrare riferimenti ad altre discipline inerenti all’argomento che sto trattando (non sempre esplicite). La filosofia è una delle mie passioni, anche se in realtà nella vita mi occupo di tutt’altro. In realtà capita più spesso che attraverso la filosofia si possano ricavare riflessioni da alcuni passaggi significativi dei testi che leggo, ma non solo. Anche dalle serie tv e dal cinema, il che credo sia fantastico. Mi piace analizzare e scandagliare, anche se il tempo a disposizione (bisognerebbe almeno leggere/guardare il prodotto un paio di volte almeno) è sempre poco. Credo sia comunque stimolante per il lettore “giocare” con lo scrittore, andando alla ricerca delle citazioni e della influenze all’interno del testo. Non sempre bisogna essere come Joyce, e infarcire un novello Ulysses di conoscenze, citazioni e rimandi vastissimi, appartenenti a lingue e tradizioni diverse, ma qualche briciola lasciata cadere qui e lì non guasta mai.

qualche consiglio per i nuovi lettori?

Al momento sentirei di consigliare ai tuoi lettori William Somerset Maugham, Irene Nemirovsky e P.G. Wodehouse.

“Oltre a quelli già citati, ovvero l’esordio letterario, la fama e le sue illusioni, il giudaismo e la Shoah, c’era il tema fondamentale della maternità e della filiazione. I grandi libri di Irène Némirovsky pongono l’accento su una figura materna detestata. La nonna di Élisabeth, che si rifiutò di riconoscere le nipoti sopravvissute allorché la donna che le aveva salvate gliele riportò, era un personaggio odioso sul quale Irène Némirovsky si dilungò parecchio e che le ispirò la maggior parte dei suoi personaggi femminili futili, venali ed egoisti, in particolare in David Golder, nel Ballo o in Jezabel, in cui è l’unico tema. Mirador richiama in più punti quel conflitto ossessivo nel quale Élisabeth, senza dubbio, vede uno degli impulsi della carriera della scrittrice. Una scena importante del libro riunisce madre e figlia riflesse in uno specchio e concentra l’opposizione delle due donne che non si troveranno mai d’accordo”                        Prefazione e intervista di René de Ceccatty

 

 

 

 

 

M. studentessa universitaria e cassiera nel periodo estivo.

Ricordi quando hai cominciato ad appassionarti alla lettura? il primo libro letto?

Da piccola ho cominciato leggendo i fumetti di Topolino avevo circa 7-8 anni e poi mi hanno regalato “il Diario delle baby sitter.”Il primo libro che mi hanno regalato è stato”Harry Potter e la pietra filosofale” ed è nato con esso l’amore per il maghetto e la lettura in generale.

Hai un genere preferito?

In genere prediligo i libri horror e i thriller, ma non disdegno i romanzi.  In genere leggo nei ritagli di tempo, quando non devo studiare , e prima di andare a dormire. Il libro che più ho amato in assoluto da adulta è “Marina” di Carlos Ruiz Zafon perché l’autore è riuscito a coniugare malinconia e romanticismo al punto giusto.

     1979. Il quindicenne Oscar Drai vive in un collegio e nelle ore libere si diverte ad esplorarne i       dintorni. Un giorno arriva in una casa misteriosa, ma la presenza di un uomo lo porta a               fuggire, senza rendersi conto di aver portato con sé un orologio. Qualche giorno dopo                   decide di      riportarlo indietro e così fa la conoscenza di Marina, la figlia del padrone di casa.     La ragazza lo conduce in un cimitero dove ogni mese si reca una misteriosa donna vestita di       nero. Appassionatisi al mistero, i due ragazzi iniziano a frequentarsi assiduamente e Oscar si     innamora di Marina, ma lei lo respinge..

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