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Primo articolo pubblicato sulla rivista on-line “Eclettica la voce dei Blogger”, è stato un lavoro interessante e impegnativo, gli articoli e le tematiche trattate sono molteplici, io mi sono occupata di letteratura e scienza per la rubrica “Domanda. Perchè?”

è stato un lavoro di squadra, ognuno ha messo in gioco le proprie abilità, dato la propria opinione e cercato di fare il massimo. Questa è solo una parte di articolo per leggere il resto bisogna sfogliare la rivista 😉

la rivista si può sfogliare direttamente on-line http://issuu.com/giovyr93/docs/eclettica_1

o premendo il tasto share, e poi selezionando download, si può scaricare in formato pdf sul proprio pc.

 “Che scopo si prefigge il vostro lavoro? Io credo che la scienza possa proporsi altro scopo che quello di alleviare la fatica dell’esistenza umana” B.Brecht

Ettore Majorana è un illustre scienziato catanese nonché ingegnere e fisico, vive a cavallo delle due guerre mondiali in un periodo di massiccio sviluppo in ambito scientifico e tecnologico che agevolerà l’ascesa di giovani scienziati i quali animeranno negli anni a seguire il dibattito scientifico mondiale, molti tra questi saranno italiani. Majorana presenta ben presto un’innata attitudine per i calcoli matematici, Amaldi in “nota biografica” racconta che Ettore a quattro anni riusciva a estrarre radici quadrate e cubiche quando i numeri non sapeva ancora leggerli e quando gli si chiedeva di fare un calcolo il bambino si nascondeva sotto il tavolo e in pochi secondi dalla domanda dava la risposta esatta. Questa eccessiva ritrosia e timidezza caratterizzerà sempre la sua vita e sarà una costante nei sui rapporti con gli altri. Frequenta la facoltà di fisica di Roma dove incontra Segrè e Volterra, Segrè, però, giunto al quarto anno di studi decide di passare alla facoltà di Fisica e probabilmente convince Majorana come racconta Leonardo Sciascia in “la scomparsa di Majorana”: « Egli venne all’Istituto di via Panisperna e fu accompagnato da Segrè nello studio di Fermi ove si trovava anche Rasetti. Fu in quell’occasione che io lo vidi per la prima volta. Da lontano appariva smilzo, con un’andatura timida, quasi incerta; da vicino si notavano i capelli nerissimi, la carnagione scura, le gote lievemente scavate, gli occhi vivacissimi e scintillanti: nell’insieme, l’aspetto di un saraceno.> Fermi, ventiseienne il più giovane professore di fisica italiano,  lavorava allora al modello statistico dell’atomo e tra i due scienziati  la discussione si incentrò subito sulle ricerche in corso all’Istituto e Fermi espose rapidamente le linee generali del modello, mostrò a Majorana gli estratti dei suoi recenti lavori sull’argomento e, in particolare, la tabella in cui erano raccolti i valori numerici del potenziale universale di Fermi. Majorana dopo aver chiesto qualche chiarimento, se ne andò. Il giorno dopo, nella tarda mattinata, si presentò di nuovo all’Istituto, entrò nello studio di Fermi e gli chiese di vedere la tabella avutala in mano il giorno prima per qualche minuto, estrasse dalla tasca un fogliolino su cui era scritta un’analoga tabella da lui calcolata a casa nelle ultime ventiquattro ore. Confrontò le due tabelle e, constatato che erano in pieno accordo fra loro, disse che la tabella di Fermi andava bene. Questo passaggio ci da prova della bravura, ma anche del rapporto competitivo tra i due fisici. Laura Fermi così lo descrive: “Ettore Majorana aveva un carattere davvero strano: era eccessivamente timido e chiuso in sé. La mattina, nell’andare in tram all’Istituto, si metteva a pensare con la fronte accigliata. Gli veniva in mente un’idea nuova, o la soluzione di un problema difficile, o la spiegazione di certi risultati sperimentali che erano sembrati incomprensibili: si frugava le tasche, ne estraeva una matita e un pacchetto di sigarette su cui scarabocchiava formule complicate. Sceso dal tram se ne andava tutto assorto, col capo chino e un gran ciuffo di capelli neri e scarruffati spioventi sugli occhi. Arrivato all’Istituto cercava di Fermi o di Rasetti e, pacchetto di sigarette alla mano, spiegava la sua idea”, dopo l’esposizione gettava il pacchetto sminuendo le sue ricerche, fu così che scoprì che all’interno dell’atomo oltre ai protoni erano presenti i neutroni, ma non volle pubblicare il suo lavoro dichiarando che era incompleto, nello stesso anno Heisenberg pubblicò la teoria sulle forze “di scambio alla Heisenberg” che lo portò a ricevere il premio nobel per la fisica.

L’unico con cui intratterrà un rapporto di lavoro e di amicizia sarà Heisenberg, lavorando per diversi mesi a Lipsia, con cui condividerà la passione per la fisica, la passione per gli scacchi e le lunghe ore passate a conversare. Majorana trovava semplicemente, ciò che gli altri cercavano, per lui la scienza era connaturata al suo essere. Probabilmente la sua scomparsa ha a che fare con le ultime ricerche di Fermi riguardo esperimenti per la scoperta dell’elemento n° 93 della tavola periodica, scoperte confutate da una chimica tedesca Ida Noddack la quale invitava Fermi a rivedere i propri calcoli perché non coincidevano assolutamente con quelli riguardo la scoperta di un nuovo elemento della tavola periodica e fu la prima ad elaborare l’idea della fissione nucleare, idea da cui prenderà il via lo sviluppo della bomba atomica. Majorana scompare proprio durante queste scoperte, Fermi darà questa definizione del collega :“Al mondo c’è però anche gente di primissimo rango, che arriva a fare scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Infine, ci sono anche i geni come Galileo e Newton. Ebbene Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha. Sfortunatamente gli mancava quel che è invece comune trovare negli altri uomini: il semplice buon senso”. Invece può darsi proprio che egli abbia dimostrato più buon senso degli altri in quanto, prevedendo l’entità delle scoperte, non abbia voluto prendere parte, abbia preferito vivere lontano dagli altri e dalla scienza. “E quan­do, coll’andar del tempo, avrete scoperto tutto lo scopribile, il vostro progresso non sarà che un progressivo allontanamento dall’umanità. Tra voi e l’umanità può scavarsi un abisso così grande, che ad ogni vostro eureka rischierebbe di rispondere un grido di dolore universale.” Oggi sappiamo quale fu l’entità delle scoperte di Fermi, condussero alla progettazione della bomba atomica e successivamente allo sviluppo della ricerca nucleare da utilizzare come fonte alternativa a quella naturali per produrre energia. Si può essere d’accordo o meno sul nucleare, ma bisogna non chiudere mai gli occhi davanti ai disastri e ai danni causati dall’utilizzo di esso.

Il disastro di Cernobyl, di Fukushima e la numerose inchieste riguardo lo smaltimento dei rifiuti radioattivi e la messa in sicurezza degli impianti più vecchi sono tra le problematiche più scottanti. È vero che la vita media di un impianto è di circa 60 anni, che a differenza delle energie rinnovabili non risente dei cambiamenti climatici e che ogni centrale moderna produce circa 1,6 GW  lavorando per circa 8500 h producendo in un anno circa 13,6 TWh, il fabbisogno elettrico italiano in termini di Energia (2009): 337,6 TWh/anno, a voi il compito di fare i calcoli. Il rischio di incidenti vale la quantità di energia prodotta?  la spesa per creare una nuova centrale nucleare che si aggira attorno ai 5 miliardi di euro , per una centrale di terza generazione già considerata obsoleta per i metodi di produzione e di stoccaggio dei rifiuti, è necessaria? Mentre con la stessa cifra spesa in energie rinnovabili, che non hanno né la stessa resa né la stessa durata di una centrale nucleare, si creerebbero migliaia di posti di lavoro avendo anche esse, però, un forte impatto ambientale, ma non si avrebbero rifiuti radioattivi da smaltire.

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