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L’inizio della settimana, è il giorno in cui si è più riposati perché il fine settimana è appena trascorso e si ritorna alla routine, ma non per tutti, c’è chi non tornerà mai più a svolgere i soliti compiti: fare la spesa, lavorare, andare a cena da amici e parenti, studiare. Sono le vittime della Mafia, uomini e donne che lavorando onestamente hanno cercato di combattere un sistema parallelo per regolamenti e leggi a quello dello Stato. Dal momento che per “questo altro stato” erano considerati dei sovversivi sono stati trattati come tali!

sulle note de “i cento passi” http://www.youtube.com/watch?v=v1f3B9ExlgY

Sinossi:

Sono passati quindici anni dalla terribile estate che, con i due attentati di Punta Raisi e di via d’Amelio, segnò forse il momento più drammatico della lotta contro la mafia in Sicilia. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino restano due simboli, non solo dell’antimafia, ma anche di uno Stato italiano che, grazie a loro, seppe ritrovare una serietà e un’onestà senza compromessi. Ma per Giuseppe Ayala, che di entrambi fu grande amico, oltre che collega, i due magistrati siciliani sono anche il ricordo commosso di dieci anni di vita professionale e privata, e un rabbioso e mai sopito rimpianto. Ayala rappresentò in aula la pubblica accusa nel primo maxi-processo, sostenendo le tesi di Falcone e del pool antimafia di fronte ai boss e ai loro avvocati, interrogando i primi pentiti (tra cui Tommaso Buscetta), ottenendo una strepitosa serie di condanne che fecero epoca. E fu vicino ai due magistrati in prima linea quando, dopo questi primi, grandi successi, la reazione degli ambienti politico-mediatici vicini a Cosa Nostra, la diffidenza del Csm e l’indifferenza di molti iniziarono a danneggiarli, isolarli.

La vicenda è narrata in prima persona da Giuseppe Ayala, intimo amico di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Giuseppe è figlio di una famiglia benestante siciliana, ma a causa di avverse vicende familiari decide di studiare Giurisprudenza e a dispetto dei genitori sceglie di lavorare al servizio dello stato da dipendente e non da industriale. Ayala è uno studente brillante tanto che farà una carriera veloce, aiutato da amici e colleghi che stimandolo cercano di contribuire alla sua carriera. Approda, perciò, alla procura di Palermo e lì incontra i più grandi personaggi che hanno definito e creato il concetto di lotta alla mafia: Rocco Chinnici giudice istruttore, il generale Dalla Chiesa, Alfredo Morvillo fratello di Francesca, moglie di Giovanni Falcone, VIncenzo Pajno dirigente della procura di Palermo e ultimi e non per importanza Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Alla procura il percorso sarà di crescita per tutti, impareranno con il tempo a conoscersi, stimarsi e avere piena fiducia nell’operato di ciascuno.

<i pubblici poteri si tolgano la mafia dalle spalle e se la mettano di fronte  fatto questo, la combattano e la sconfiggano!>

Insieme ad altri magistrati seguendo l’esempio di Falcone cominciarono a svolgere le indagini a tutto tondo, cercando di cercare di trovare tracce di scambio di denaro proveniente dalla vendita della droga o da altri affari illeciti, movimenti bancari sospetti e cercare di individuare la gerarchia. Solo così il pool antimafia è riuscito a confiscare ingenti somme di denaro, beni immobili e di riuscire a sgominare interi clan, grazie anche alle dichiarazioni dei pentiti, i quali messi alle strette dall’incalzante ascesa di nuovi personaggi privi di scrupoli e del caratteristico rispetto per i “capi”.

<il pentitismo è la barbarie della giustizia , la morte dello Stato di diritto.>

Buscetta con le sue dichiarazioni darà un contributo fondamentale alla schiacciante vittoria e al gran numero di condanne ottenute durante il maxi processo, il Maxiprocesso è il nome sotto il quale viene ricordato un processo penale iniziato il 10 febbraio 1986 e terminato il 16 dicembre 1987, contro Cosa Nostra, tenutosi a Palermo nell’aula bunker. Fu chiamato appunto maxi processo in quanto furono imputate più di 400 persone per crimini legati alla criminalità organizzata. Esso fu considerato la prima reazione importante dello Stato a Cosa Nostra.

Al posto di far pervenire solo i documenti in merito alle indagini in corso, Falcone e Ayala e Borsellino spesso furono costretti a fare “sali e scendi” da voli aerei che li hanno portati in Svizzera, negli Stati Uniti e spesso sono stati anche ospiti delle procure di Milano e Roma le più importanti procure che hanno lottato per sgominare i traffici illeciti di cui erano e sono a capo i mafiosi, cercando di sveltire le pratiche e evitare la permanenza dei dossier per lungo tempo sulle scrivanie dei burocrati.

Nella scuola dell’FBI di Quantico ci sono due busti. Uno dedicato al terzo presidente degli Stati Uniti d’America Thomas Jefferson, l’altro è dedicato a un italiano, Giovanni Falcone. Il busto di Falcone è lì dal 1994, voluto da Louis Freeh, collaboratore e amico di Giovanni Falcone, che insieme condussero l’indagine “Pizza Connection”. Indagine che, nel 1987, in seguito all’accertamento del traffico di cocaina tra USA e Italia e a un fiume di denaro depositato in Svizzera, portò all’arresto di 32 persone e alla condanna a 45 anni di reclusione del boss Gaetano Badalamenti.

“è la più alta rappresentazione della Giustizia e dello Stato”. 

Durante questo periodo i giudici instaurano sempre più un forte senso di amicizia, comunanza e passano la maggior parte del tempo libero assieme, ma dall’altra parte sanno che la solidarietà della popolazione e la protezione da parte degli uomini dello stato può essere l’unico modo per aver salva la vita, essendo diventati ormai troppo scomodi per essere lasciati in vita. Sanno inoltre che se lasciati soli faranno la fine di Chinnici, Dalla Chiesa ecc., questa è stata anche la sorte toccata  a Falcone e a Borsellino, l’unico a salvarsi è Ayala.

Questo romanzo oltre a contenere una dettagliata descrizione degli anni di Piombo, contiene la descrizione dei giudici quali uomini, dei loro caratteri, delle abitudini insomma del loro essere umani. é un modo per riuscire finalmente a scacciare il senso di colpa per essere stato l’unico a essere rimasto in vita, contribuendo a far sopravvivere gli amici attraverso le sue parole.

Mafia è il termine usato dagli uomini dello Stato per definire gli “uomini d’onore” come preferiscono chiamarsi, mai un “uomo d’onore” ha pronunciato la parola Mafia, è un dispregiativo.

MAFIA è UN TERMINE CHE TUTTI DOVREMMO CONOSCERE E COMBATTERE SOPRATTUTTO NELLA QUOTIDIANITÀ.

In Sicilia oggi  “la splendida ribellione Siciliana”  http://www.nuovosoldo.it/2013/11/05/la-splendida-ribellione-siciliana/

Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” è nata il 25 marzo 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità. La legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l’educazione alla legalità democratica, l’impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura, sono alcuni dei concreti impegni di Libera. Libera è riconosciuta come associazione di promozione sociale dal Ministero della Solidarietà Sociale. Nel 2008 è stata inserita dall’Eurispes tra le eccellenze italiane.  Nel 2012 è stata inserita dalla rivista The Global Journal nella classifica delle cento migliori Ong del mondo: è l’unica organizzazione italiana di “community empowerment” che figuri in questa lista, la prima dedicata all’universo del no-profit.

http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1

dai campi sequestati alla mafia è nato qualcosa di unico! Ognuno può dare il proprio contributo acquistando non solo prodotti biologici, ma dando anche sostegno a tutti coloro che si impegnano nella lotta.

http://liberaterra.it/it/home/

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